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Il Comitato europeo per la protezione dei dati (EDPB) ha approvato le Linee guida sulle auto ‘intelligenti’. Alla redazione del documento ha partecipato anche il Garante italiano.
Le “smart car” raccolgono dati al pari di un computer o di uno smartphone, ad esempio, il veicolo immagazzina informazioni sullo stile di guida e la velocità, oppure raccoglie i dati derivanti dalla connessione con il telefonino dell’utente. Particolare rilievo assumono le informazioni relative alla geolocalizzazione. Perché? Semplicemente, perché sono rivelatrici delle abitudini dell’utilizzatore del mezzo e possono svelare il luogo di residenza o di lavoro, oppure i centri di interesse del conducente, da cui si deducono informazioni sensibili.
Nelle linee guida, ai produttori e sviluppatori di automobili intelligenti, viene chiesto di agire mediante la protezione dei dati fin dalla progettazione (privacy by design) e mediante la protezione per impostazione predefinita (privacy by default), come previsto dall’art. 25 del GDPR.
Lo scopo da raggiungere è il seguente: le auto devono raccogliere e trasmettere la minor quantità possibile di dati relativi agli occupanti del veicolo. Infatti, sul veicolo, solitamente viaggia il proprietario, ma è possibile che siano trasportati anche eventuali passeggeri, i cui dati inevitabilmente vengono raccolti.
Il Garante della Privacy afferma che “Le aziende per trattare i dati degli utenti dovranno operare su una base giuridica che, per le auto connesse, è di norma fondata sul consenso degli interessati (guidatori e passeggeri) e sul principio di necessità, ad esempio per l’assistenza alla guida e la sicurezza stradale, o per servizi assicurativi di tipo ‘pay-as-you-drive’. Inoltre, per questo tipo di assicurazioni, dovrà essere fornita agli automobilisti un’alternativa che non richieda l’installazione di ‘black box’ e il tracciamento di mobilità”.

 

Fonte: altalex.com – 1 aprile 2021

Pubblicato 01/04/2021