Didascalia

Il tamponamento per mancata distanza di sicurezza è inevitabile quando la fretta, o il nervosismo, accorciano quello spazio vitale per la sicurezza, in quel caso il tempo psicofisico di reazione del conducente (che è mediamente pari ad un secondo) non è sufficiente per fermarsi in tempo senza urtare quello che lo precede.

A questo punto si aprono i problemi sulla responsabilità: chi ha torto ed è tenuto a pagare i danni all’altro? Non sempre la colpa è tutta di chi tampona. Alcuni giudici applicano, sbrigativamente, la regola del concorso di colpa alla maniera “fifty-fifty”, attribuendo la responsabilità ad entrambi i veicoli coinvolti al 50% ciascuno. Questo avviene a meno che uno dei due non riesca a dimostrare che il sinistro è stato causato dalla condotta imprudente dell’altro, mentre egli si era scrupolosamente attenuto alle regole imposte dal Codice della Strada.

La Corte di Cassazione, però, ha detto che questo modo di procedere è errato: nei casi di tamponamento per mancata distanza di sicurezza, non va applicata la norma generale della presunzione di pari responsabilità, sancita dall’art. 2054, comma 2, del Codice civile, bensì quella, più specifica, stabilita dal Codice della strada proprio per queste ipotesi. Così, se due veicoli sono incolonnati e quello dietro urta quello antistante, si presume, fino a prova contraria, che la responsabilità esclusiva dello scontro è del veicolo che ha tamponato. C’è sempre la possibilità della prova liberatoria, ma in concreto non è facile da fornire.

 


Fonte: laleggepertutti.it- 31 gennaio 2022

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Pubblicato 12/02/2022